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Macellum

  08 Settembre 2015
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A sud del decumano massimo, si è individuato un isolato con strutture murarie che si affacciano su una pavimentazione in larghi basoli, al di sotto della quale è ancora visibile una struttura fognaria in opera incerta. L'isolato è databile al I sec. a.C., per la presenza di strutture in opera quasi reticolata, ed è identificabile con certezza come un'area pubblica del municipium romano. Tra il decumano e le strutture di questo isolato si sono rinvenute strutture in cementizio identificati per la forma e le dimensioni come resti dell’edificio del mercato, il macellum.
Il macellum si configura come una struttura di collegamento tra gli edifici superiori ed il foro, andando ad occupare lo spazio, antistante l’edificio per riunioni, che dalla metà del II secolo era delimitato da portici in laterizio che vengono inglobati nel podio.
Si tratta di una piazza molto allungata delimitata da botteghe nel settore ovest, e dalla strada a nord, addossato ai portici del foro a sud. Il dislivello tra la terrazza centrale e il foro viene risolto con la costruzione di due sostruzioni in cementizio, a perimetro poligonale irregolare, con un pilastro centrale a pianta poligonale da cui partono quattro volte a vela che si appoggiano sul perimetro del tamburo in cementizio, su cui era anche l’alloggiamento dei blocchi di rivestimento dell’alzato.
Sul lato est si addossano al podio del macellum un ambiente lungo e stretto, forse una via tecta, ed un’aula rettangolare. Sul lato sud un lungo muro in opera quasi reticolata, addossato alle sostruzioni, costituisce la parete di fondo del un porticato, di cui restano due blocchi della crepidine e parte della pavimentazione che delimita il foro.
Gran parte della pavimentazione del foro è andata perduta e frane della roccia, dovute ai ripetuti eventi sismici di età antica e moderna, hanno comportato notevoli cambiamenti nell’area, ma il fatto che dal tratto basolato conservato da via Canali fino alla chiesa madre sia attestata un’unica quota assoluta, intorno ai 648,80 m. s.l.m, assicura che il foro occupava completamente questa spianata rocciosa.
L’ultimo isolato interessato da strutture riferibili al foro, è sorretto a valle da grandi archi con conci in pietra nel livello inferiore, disposti secondo l’andamento della curva di livello. Sullo sviluppo di questi si poggiavano strutture a volta in opera cementizia che raccordavano il dislivello al piano roccioso testimoniato anche nella attuale piazza Giuliani.
Tra la fine del I e l'inizio del II sec. d.C. quest'area fu interessata da una fase di ristrutturazione, con la costruzione di un imponente edificio che s'innestò nell'impianto precedente, modificandolo radicalmente. Esso si articolava in tre navate, delle quali si conservano quella centrale, consistente in un'ampia aula absidata, e una delle due ali laterali, quella nord, pavimentata con un mosaico a motivi geometrici in bianco e nero, datato alla metà del II sec. d.C. Questa navata era collegata a quella centrale absidata da una nicchia semicircolare, che in età medievale divenne un pozzo. In una fase successiva, forse tra la fine del III egli inizi del IV sec. d.C., l'abside fu ristrutturata e trasformata in una nicchia rettangolare, con pareti e pavimento rivestiti di lastre marmoree. In questa fase l'aula centrale fu pavimentata con un mosaico figurato, di cui si conserva una figura di Eracle con leontè su un prato fiorito. Tra il VI e il VII sec. d.C., infine, l'abside venne chiusa da un muro e il pavimento a mosaico integrato in uno in cocciopesto. L'edificio, per la presenza delle strutture di un praefurnium,forno per la produzione del calore, è identificabile con certezza con le terme.
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