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COMUNICAZIONI IMPORTANTI
Sospensione di tutte le attivita associative a tutela della salute dei propri volontari e dei concittadini, causa covid-19 (dpcm del 4-3-2020 art.1/b)
Presidente

Presidente

Chiamata così perché rivolta verso Conza, è posta ad ovest del centro storico e in epoca medievale ha sostituito l'antica porta preromana e romana che sorgeva in posizione più avanzata, in corri-spondenza dell'attuale Palazzo Ducale. L'attuale strada  che unisce questa alla porta est della città detta Porta San Mauro, ricalca l'antico decumano massimo, che fin dall'epoca ellenistica ha costituito l'asse portante dell'urbanistica della città.

La nascita della città è segnata dalla costruzione di una cinta muraria. Sono documentate due fasi costruttive del circuito murario di età lucana, realizzate entrambe con grandi blocchi parallelepipedi di pietra calcarea, messi in opera con notevole accuratezza su piani di posa regolari (opera isodoma). Considerazioni di ordine strategico e statico concorrono a determinare la presenza di uno o due paramenti, tra i quali è riversato un riempimento di pietrame, terreno, frammenti di tegole e grandi contenitori. Una serie di segni sono visibili, in più casi, su alcuni blocchi.
L’impianto iniziale del circuito murario può essere collocato tra i decenni finali del IV e quelli iniziali del III sec. a.C..  Un rifacimento, attestato nel settore a ridosso di Porta S.Mauro, si colloca invece intorno alla metà dello stesso secolo.
L’ andamento della cinta è facilmente ricostruibile sul versante settentrionale, riproposto dal percorso di via Egito, fino a piegare verso est in direzione dell'attuale porta S. Mauro, punto di collegamento tra il borgo medioevale e la sommità della collina, ma anche tra quest’ultima e il territorio circostante Il circuito murario raggiunge ed ingloba, infine, lo sperone roccioso che delimita sul versante occidentale la dorsale collinare. Le tracce di una viabilità extraurbana, la morfologia dei luoghi e l’andamento delle mura portano ad ipotizzare la presenza, in quest’area, di una seconda porta, poco più a valle dell’attuale Porta Consina

In tutto il territorio intorno a Buccino vi sono numerose ville rustiche. Una è in contrada S. Nicola, a sinistra del tratturo che sale da Bottiglieri. È un grande complesso rettangolare con ambienti residenziali sul lato settentrionale e un muro di terrazzamento che sostiene il lato occidentale. Sul lato nord è un ampio vano, forse un cortile, accanto al quale si trova un ambiente absidato con i muri coperti da pitture e il pavimento in mosaico decorato da motivi geometrici: rombi neri chiusi da cerchi bianchi nella parte antistante dell'ambiente, rettangoli bianchi contornati da linee nere nella parte di separazione con l'abside, dove invece si sviluppa un disegno di viticci neri con fiori gialli. Sul lato orientale è un lungo ambiente adibito a magazzino. L'impianto, in base ai materiali rinvenuti durante lo scavo, sembra risalire al III secolo d.C. e durò, con vari rifacimenti, fino alla fine del IV secolo; rimase quindi parzialmente in uso fino ad età alto-medievale. Strutture di un'altra villa sono state portate alla luce in contrada Pareti; il suo impianto risale al II sec. a.C., ed è costituito da muri in opera poligonale. Dopo un periodo di abbandono, l'area fu rioccupata in età imperiale da una piccola fattoria di cui sono visibili due ambienti contigui, uno rettangolare e uno quadrato, e un impianto per la produzione dell'olio. Di quest'ultimo restano due presse, vasche rivestite di cocciopesto per la decantazione e doli per la conservazione dell'olio. Ancora una villa è visibile in contrada Vittimose, a valle di Buccino, tra il fiume Bianco e la superstrada per Vietri di Potenza. La fase più antica, anche qui in opra poligonale, risale al II sec. a.C.; ne fanno parte un lungo cortile centrale chiuso da muri, una cisterna rettangolare a sud-ovest del cortile, e tre ambienti usati come depositi, posti a nord-est sempre del cortile, nei quali si sono rinvenuti grossi doli interrati, alcuni con iscrizioni. Si tratta di nomi e di indicazioni di capacità. La seconda fase è costituita da rifacimenti che vanno dal I al IV sec. d.C.. La superficie del cortile viene ridotta per ricavare nuovi vani; la parte residenziale della villa risulta ubicata più a nord-ovest, attorno a un impluvio quadrangolare circondato da otto colonne in laterizio. A sud-ovest sempre del cortile, è un ambiente con tracce di pavimento in mosaico con motivi marini. Tra i materiali è stata rinvenuta una bellissima matrice di terracotta architettonica raffigurante una maschera silenica: è conservata a Padula nei depositi del Museo della Lucania Occidentale. Un pò lontano, nel territorio di Auletta, in contrada Vagni, è stata rinvenuta una villa rustica di età imperiale. Il terrazzamento del terreno è costituito da un muro in opus incertum; la parte più conservata è formata da cinque ambienti affiancati lungo il lato settentrionale, che costituivano delle terme. Due di questi ambienti sono absidati, e hanno delle "suspensurae" costituite da mattoni circolari, al di sotto del pavimento decorato da un mosaico con motivi geometrici. Anche un altro ambiente aveva il pavimento in mosaico, mentre i rimanenti lo avevano in opus signinum. Mentre la prima fase del complesso sembra risalire al III sec. d.C., in una fase successiva le terme furono rimaneggiate: alcuni muri in cotto furono rifatti in calcestruzzo e gli ambienti furono adibiti a usi produttivi; restano presse per le olive, tracce di scorie di ferro, probabili residui di un'officina. Le tombe rinvenute nell'angolo sud-est devono probabilmente collegarsi a questa fase.

Intorno alla metà del IV sec. a.C. viene costruito un complesso edilizio, a  tre terrazze, nell’area occupata da una necropoli a partire dalla fine dell’VIII inizi del VII sec. a. C., pertinente ad un nucleo insediativo testimoniato anche dal rinvenimento di un piccolo edificio tardo arcaico nel settore ovest dell’area e da precedenti strutture  inglobate nelle successive fasi costruttive.

Il complesso è costituito da un’ampia piazza porticata delimitata a sud da un edificio che si imposta su un precedente basamento rettangolare. Ad ovest erano due ambienti quadrati, uno dei quali, addossato all’edificio sud, ha conservato una pavimentazione a mosaico, lavapesta e coccio pesto che permette di identificarla come sala da banchetto. Della seconda sala restano invece fondazioni di muri e parte dell’intercapedine di drenaggio che delimitava il lato ovest dei due edifici. Entrambi si affacciavano su una piazzetta lastricata, attraversata da una canaletta per l’acqua, che sembra svolgere la funzione di ingresso monumentale all’area porticata.         

Nel corso della prima metà del III sec. a.C. il complesso fu interessato da una ristrutturazione: il portico fu ampliato e fu creato a sud un profondo ambiente coperto, destinato al consumo di pasti rituali. All'interno fu inserito un piccolo vano di forma quadrangolare da interpretare come struttura di servizio. Inoltre il pozzo, monumentalizzato, fu decentrato e realizzato presso l’ala ovest del portico, mentre addossato al lato sud fu costruito un altare rettangolare con una fossa per la cenere dei sacrifici. Intorno alla fine del III sec. a.C., con le guerre annibaliche, il complesso venne distrutto e solo alcune strutture murarie furono riutilizzate nella costruzione di una fattoria.  E’ visibile poi un'ampia attività di sistemazione anche nella terrazza inferiore, dove fu realizzata un'ampia piazza lastricata che ospitava un culto dell'acqua. Uno stretto podio, leggermente rilevato, conduce ad una vasca poco profonda, dove si raccoglieva l'acqua, condotta da un canale proveniente dalla terrazza superiore. Probabilmente Mefite, divinità legata alla presenza dell'acqua, il cui nome la connota come "colei che sta nel mezzo", la mediatrice tra il cielo, la terra e il mondo sotterraneo era venerata in quest’area già a partire dall’età tardo arcaica (fine VI inizi V sec.a.C.) epoca in cui sembra possibile inquadrare un precedente edificio con vasca per l’acqua, coperto da un tetto sorretto da pali lignei.

Nell’area sacra di S. Stefano vi è la presenza di sepolture coeve all'edificio, datate nei decenni centrali del IV sec. a.C. Di queste è attualmente visibile la tomba 104. Si tratta di una tomba a camera maschile costituita da grandi blocchi squadrati di calcarenite. La copertura è ottenuta con una serie di lastroni paralleli appoggiati sul filare che delimita superiormente la camera sepolcrale. L’accesso è  molto lineare, una semplice apertura ricavata nel lato nord, chiusa da due grandi blocchi. Le pareti della camera sepolcrale conservano alcune tracce della decorazione figurata, infatti sono ancora leggibili alcuni degli elementi dipinti. Tra gli oggetti recuperati del corredo funerario compaiono alcuni vasi a figure rosse, come una lekythos, firmata dal ceramografo pestano Assteas.

Alla fine del IV sec. a.C. inizi del III,  nella terrazza inferiore,  fu costruita una tomba a camera in blocchi di calcarenite locale, con deposizione femminile. Nonostante la quasi completa distruzione, dovuta ad una frana, è stato possibile ricostruire almeno in parte la struttura. Si tratta di una camera di piccole dimensioni le cui pareti sono intonacate con calce.  La defunta era disposta su un letto funebre con la testa verso nord e il corredo disposto per gruppi intorno ad essa. Il ricco corredo è caratterizzato dalla presenza di ornamenti personali costituiti da una ricca parure di oreficeria tra cui  una collana a pendenti lanceolati, orecchini, un’armilla, spille e anelli. Vi è anche presenza di ceramiche a vernice nera di produzione apula, vasellame bronzeo e un set per cosmesi in bronzo e argento.


 


Nel corso del 4 secolo a.c. Viene realizzato un primo asse stradale. L'impianto stradale con la sua rete di raccolta e smaltimento delle acque sono due degli aspetti più caratteristici del processo di municipalizzazione di Volcei. Il primo è documentato dall'asse basolato, conservato sotto il muro perimetrale settentrionale di palazzo Forcella. La necessità di convogliare le acque è testimoniata dalla notevole cura con cui è stato realizzato il collettore di reflusso.


La costruzione del tempio a podio di Via Santo Spirito, comunemente noto come Caesareum, è databile intorno alla metà del I sec. a.C. (60-50 a.C.). Si tratta di un edificio di piccole dimensioni, di cui sono andati perduti gli elementi dell'alzato tranne il podio che è rimasto sempre a vista, come basamento di edifici di epoche successive.
Esso poggiava su una fondazione in conglomerato di pietre e malta che livellava la naturale pendenza del sito. Sul lato sud, dove la pendenza era più marcata, tale fondazione fu contenuta da un muro di terrazzamento in opera incerta. Successivamente, probabilmente a causa dei danni dovuti al terremoto che distrusse la città dopo la metà del I sec. d. C., il muro di contenimento fu rinforzato con la costruzione di una galleria a volta in opera cementizia, che ebbe anche funzione di cisterna di raccolta delle acque piovane.
Essa è oggi utilizzata come percorso e permette di vedere il lato sud del podio, ora inglobato nelle strutture del palazzo moderno. In epoca cristiana il tempio fu utilizzato come chiesa, che ricevette il nome di "Santo Spirito". Oggi il podio del tempio costituisce la base di un’abitazione privata.


Al di sotto dell'attuale Piazza Amendola, gli scavi hanno riportato alla luce parte di un isolato che si affacciava su una strada basolata, il decumano massimo della città antica. Di quest' isolato sono stati scavati ambienti a pianta rettangolare  con probabile funzione di tabernae, un termopolio e una fontana pubblica rivestita di malta idraulica.
Un saggio condotto al di sotto delle pavimentazioni tarde dell’ambiente centrale ha permesso di individuare resti di un edificio databile alla fine del IV inizi del III sec. a. C..Le muratore di blocchi squadrati e argilla, montati a scacchiera, delimitano uno spazio quadrangolare all’interno del quale sono visibili due gradoni tagliati nella roccia, collegati da gradini. Tali caratteristiche strutturali e  la presenza di un altare, nella fase edilizia datbile al II sec. a.C. permettono di identificare questo edificio con  il bouleuterion, sala del consiglio, della città preromana.
A sud del decumano massimo, si è individuato un isolato con strutture murarie che si affacciano su una pavimentazione in larghi basoli, al di sotto della quale è ancora visibile una struttura fognaria in opera incerta. L'isolato è databile al I sec. a.C., per la presenza di strutture in opera quasi reticolata, ed è identificabile con certezza come un'area pubblica del municipium romano. Tra il decumano e le strutture di questo isolato si sono rinvenute strutture in cementizio identificati per la forma e le dimensioni come resti dell’edificio del mercato, il macellum.
Il macellum si configura come una struttura di collegamento tra gli edifici superiori ed il foro, andando ad occupare lo spazio, antistante l’edificio per riunioni, che dalla metà del II secolo era delimitato da portici in laterizio che vengono inglobati nel podio.
Si tratta di una piazza molto allungata delimitata da botteghe nel settore ovest, e dalla strada a nord, addossato ai portici del foro a sud. Il dislivello tra la terrazza centrale e il foro viene risolto con la costruzione di due sostruzioni in cementizio, a perimetro poligonale irregolare, con un pilastro centrale a pianta poligonale da cui partono quattro volte a vela che si appoggiano sul perimetro del tamburo in cementizio, su cui era anche l’alloggiamento dei blocchi di rivestimento dell’alzato.
Sul lato est si addossano al podio del macellum un ambiente lungo e stretto, forse una via tecta, ed un’aula rettangolare. Sul lato sud un lungo muro in opera quasi reticolata, addossato alle sostruzioni, costituisce la parete di fondo del un porticato, di cui restano due blocchi della crepidine e parte della pavimentazione che delimita il foro.
Gran parte della pavimentazione del foro è andata perduta e frane della roccia, dovute ai ripetuti eventi sismici di età antica e moderna, hanno comportato notevoli cambiamenti nell’area, ma il fatto che dal tratto basolato conservato da via Canali fino alla chiesa madre sia attestata un’unica quota assoluta, intorno ai 648,80 m. s.l.m, assicura che il foro occupava completamente questa spianata rocciosa.
L’ultimo isolato interessato da strutture riferibili al foro, è sorretto a valle da grandi archi con conci in pietra nel livello inferiore, disposti secondo l’andamento della curva di livello.  Sullo sviluppo di questi si poggiavano strutture a volta in opera cementizia che raccordavano il dislivello al piano roccioso testimoniato anche nella attuale piazza Giuliani.
 Tra la fine del I e l'inizio del II sec. d.C. quest'area fu interessata da una fase di ristrutturazione, con la costruzione di un imponente edificio che s'innestò nell'impianto precedente, modificandolo radicalmente. Esso si articolava in tre navate, delle quali si conservano quella centrale, consistente in un'ampia aula absidata, e una delle due ali laterali, quella nord, pavimentata con un mosaico a motivi geometrici in bianco e nero, datato alla metà del II sec. d.C. Questa navata era collegata a quella centrale absidata da una nicchia semicircolare, che in età medievale divenne un pozzo. In una fase successiva, forse tra la fine del III egli inizi del IV sec. d.C., l'abside fu ristrutturata e trasformata in una nicchia rettangolare, con pareti e pavimento rivestiti di lastre marmoree. In questa fase l'aula centrale fu pavimentata con un mosaico figurato, di cui si conserva una figura di Eracle con leontè su un prato fiorito. Tra il VI e il VII sec. d.C., infine, l'abside venne chiusa  da un muro e il pavimento a mosaico integrato in uno in cocciopesto. L'edificio, per la presenza delle strutture di un praefurnium,forno per la produzione del calore, è identificabile con certezza con le terme.
L'edificio composto da un unico ambiente a pianta rettangolare si apre a sud di via Di Vona. La fronte del monumento è costituita da due pilastri realizzati con laterizi e blocchi di pietra. I muri perimetrali sono costruiti con blocchetti lapidei; al paramento murario era fissato un rivestimento in lastre marmoree. L'intera superficie è pavimentata con un mosaico. Una cornice composta da una banda bianca seguita da due fasce più strette di colore verde e bianco e da un filetto nero, circoscrive una griglia di ottanta quadrati.

In località S. Mauro, circa 1 km a sud-est di Buccino, a monte della sponda settentrionale del fiume
 Bianco, sono visibili i resti di mura di terrazzamento messi in luce da recenti scavi archeologici americani. Sono mura costruite nella tecnica poligonale, che fungevano da terrazzamento a un tempietto. Si datano alla fine del III secolo a.C.. Su uno dei blocchi angolari del lato meridionale è scolpito un simbolo apotropaico. Il tempietto posto al centro dell'area è costituito da un rettangolo orientato da est a ovest; sul lato meridionale è visibile una struttura che si dispone a forma di L; lungo il lato occidentale sono tre ambienti quadrati di diversa grandezza, probabilmente funzionali alla vita del santuario. Il santuario cessa nella prima metà del I sec. a.C. , ma non viene allora meno l'uso dell'area, occupata in età imperiale probabilmente da una villa rustica, di cui rimane una serie di ambienti intorno a un cortile centale.

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Le Nostre Attività




22 e 23.11.2014
Il Museo di Volcei presente alla fiera "Via Historica" tenutasi a Ferrara;


20.11.2014 Approvato Progetto Servizio Civile "Aione 2014" La Pro Loco di Buccino tra le sedi di attuazione;


13 e 14.11.2014
Presentazione Progetto Antica Volcei: I giovani alla riscoperta del futuro;


31.10 al 2.11.2014
Parteciapzione alla 17° Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico tenutasi a Paestum;



16.10.2014 
Partecipazione al progetto "Whysee" su proposta del gruppo "Art up Art";


16.10.2014 Proposta laboratori Scolastici Istituto Comprensivo di Buccino;


10.10.2014Incontro Touring Club Salerno, “Bandiera atancione”;


9.10.2014 Capri, partecipazione alla presentazione del libro “Buzia Crispina, l’Intrigo. La vita. L’amore”;


3-5.10.2014 Partecipazione convegno “Il cammino delle Pro Loco: Passato, Presente e Futuro” Assisi;



29.09.2014 Al via la lotteria "Gioca per la Vita";



28.09.2014
Partecipazione iniziativa “Puliamo il mondo”;


25.09.2014Stipula del contratto per la realizzazione del Progetto "Antica Volcei: I giovani alla Riscoperta del Futuro";


20-21.09.2014Partecipazione Giornate Europee del Patrimonio e Notte Europea dei Musei;


11.09.2014Proposta partecipazione “Wiki loves monuments Italia” 1-30 settembre 2014;


11.09.2014 Segnalazione “Historiae Volceianae” a Meraviglia Italiana in accordo con Art up Art;


11.09.2014“Gioca per la vita” lotteria finalizzata all’acquisto di un defibrillatore da donare all’Istituto Comprensivo di Buccino;

 

28.06.2014 Istituto Statale d’istruzione secondaria superiore “E. Corbino” Contursi Terme: Convenzione per attività alternanza Scuola – Lavoro “Fare impresa con Turismo” attività di stage – a.s. 2013/2014;

 

28.06.2014 Patrocinio morale 11° “Memorial Marco Tuozzo”;

 

28.06.2014 Patrocinio morale per il 6° Raduno Auto Storiche città di Buccino;

 

31.05.2014 Cartelli “Qr Code” per valorizzare il territorio;

 

31.05.2014 Partecipazione manifestazione “Sapori di Fragola”;



05.04.2014 Giornata Nazionale delle manovre salvavita in età pediatrica



22.03.2014  2° Incontro formativo sulle nozioni di primo soccorso e rianimazione cardio polmonare in età adulta;



1 e 2.02.2014  1° Incontro formativo sulle manovre di rianimazione cardio polmonare in età pediatrica

 

17.02.2013 Cartoline per Volcei, concorso fotografico;

 

26.01.2013 Partecipazione bando “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”;

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Gastronomia: Ieri, oggi... Domani?

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